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PROGETTO PER: “DONNE E DIPENDENZA DA SOSTANZE STUPEFACENTI, ALCOLISMO, DISAGIO PSICOLOGICO, DISTURBI ALIMENTARI”

ENTE PROPONENTE: ORIGINI E FINALITA’
Il Centro di Solidarietà di Spoleto (Perugia – Italia), fu fondato nel 1975 dal sacerdote Don Guerrino Rota come risposta al problema dell’emarginazione giovanile con particolare riferimento alle dipendenze da sostanze stupefacenti.
La droga, negli anni settanta cominciava a prendere possesso anche delle città di provincia diventando non più un problema sporadico, ma di massa.
Al fenomeno occorreva dare subito risposte concrete non tanto sul piano medico-sanitario, ma umano, spirituale e valoriale.
Quello che fu inizialmente un approccio di primo intervento al problema, assunse gradualmente i connotati della specializzazione e della professionalità.
Don Guerrino Rota e Don Eugenio Bartoli, insieme ai primi volontari andarono a formarsi a Roma presso la Scuola che, Don Mario Picchi, con il patrocinio di Daytop Village di New-York, aveva avviato per formare futuri operatori.
La motivazione e la garanzia trasmesse dalla consolidata esperienza americana hanno facilitato l’avvio anche a Spoleto di un Programma Terapeutico che si articola in tre fasi: Accoglienza, Comunità Terapeutica, Reinserimento.
Con il tempo si sono aggiunti altri Servizi tra i quali: una Accoglienza Diagnostica Residenziale, nella quale si effettua anche la disintossicazione fisica e un servizio a Doppia Diagnosi per persone che, oltre al problema della tossicodipendenza, presentano anche disturbi psichiatrici.
Attualmente il Centro di Solidarietà di Spoleto accoglie circa 160 ospiti.
Le sedi operative sono 6.
Gli operatori sono 45 e rispondono alle qualifiche professionali richieste dallo Stato e cioè: Psicologi, Psicoterapeuti, Sociologi, Pedagogisti ed Educatori. Sono assunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Collaborano alcuni volontari.
Terapia Familiare.
La partecipazione delle famiglie nel cammino educativo e terapeutico dei giovani è un elemento che caratterizza la proposta riabilitativa del Centro di Solidarietà.
Parallelamente alla crescita del figlio/a, è essenziale che avvenga un processo simile nella sua famiglia, così che tutti possano ristabilire rapporti nuovi e responsabili, basati su una comprensione reciproca, sulla sincerità e sul rispetto della proprie scelte di persone adulte.
Natura giuridica
Il Centro di Solidarietà “Don Guerrino Rota” è un’ Associazione ONLUS con riconoscimento di Personalità Giuridica della Regione dell’Umbria.

Descrizione del PROGETTO SPECIFICO DI PRIMA ACCOGLIENZA PER DONNE:
Il progetto, consiste nell’opportunità di un intervento più specifico ed efficace nell’ambito della realtà femminile, (anche madri con bambini) laddove esiste una sofferenza psicologica causa di devianza e uso di sostanze con una conseguente difficoltà di inserimento sociale.
Una struttura, almeno per una fase di Accoglienza facilita una convivenza di donne legate dalle stesse problematiche, libere da pregiudizi, e quindi la condivisione, il confronto e la disponibilità all’acquisizione di valori.
Nel progetto è previsto anche il passaggio ad un percorso terapeutico promiscuo da valutare per ogni singola situazione.
Obiettivi del progetto:

  • Rispondere ai bisogni, finora evasi in misura insufficiente, dell’utenza femminile, anche in considerazione delle specificità di genere che si associano alle problematiche di dipendenza e che richiedono in molti casi interventi fortemente personalizzati;
  • Potenziare la gamma degli interventi proposti e la flessibilità dei programmi individuali;
  • Andare incontro alle esigenze espresse dai servizi del territorio, potenziando le aree di integrazione.
  • Area territoriale di realizzazione del progetto:
    CASTEL RITALDI (Perugia)
    La scelta di avviare un “Progetto per Donne” in Castel Ritaldi, piccolo comune del comprensorio spoletino, è motivata dall’esistenza nel borgo di un immobile in un clima ideale per un percorso di recupero e rispondente alle norme strutturali, funzionali e organizzative. La vicinanza con le altre strutture del Centro ne facilita il collegamento.
    Descrizione delle attività previste per la realizzazione del progetto:
    Con l’apertura del progetto donne, le utenti potranno usufruire delle seguenti tipologie di programma terapeutico-riabilitativo:
  • preparazione al percorso comunitario, propedeutica al passaggio nella fase di comunità tradizionale o nella fase di comunità di doppia diagnosi, secondo le modalità e le procedure stabilite con le rispettive equipe;
  • svolgimento dei Progetti Alternativi per persone che hanno già effettuato altri programmi o che hanno bisogno di un sostegno personalizzato, la cui durata è differenziata a seconda del soggetto.
  • fase residenziale del Progetto di Accompagnamento Territoriale, secondo i tempi e le modalità stabilite dall’apposita equipe di lavoro integrata.
  • L’individuazione del programma terapeutico più appropriato per ciascun utente è effettuata sulla base di una approfondita valutazione diagnostica iniziale e in accordo con i servizi invianti.
    Le attività diurne, di tipo terapeutico, lavorativo o ricreazionale, sono impostate secondo metodologie diverse, in relazione alla differenziazione degli obiettivi proposti e al progetto individuale specifico di ogni singola utente.

    Giustificazione del progetto:

    Analizzando le trasformazioni che hanno caratterizzato negli ultimi anni l’insieme degli interventi offerti dal Centro di Solidarietà di Spoleto, emergono alcuni elementi particolarmente significativi:
  • in risposta all’evoluzione dei fenomeni di dipendenza verso forme estremamente diversificate e complesse, è stata potenziata la gamma dei servizi e la flessibilità degli interventi proposti;
  • l’utenza che attualmente entra in contatto con il Centro presenta spesso problematiche complesse, che coinvolgono la sfera sanitaria, psicologica, sociale, e sono frequenti persone con lunghe storie di dipendenza ed esperienze ripetute di programmi di comunità seguiti da ricadute; i bisogni evidenziati sollecitano, in particolare in questi casi, la predisposizione di programmi differenziati rispetto all’approccio terapeutico residenziale consolidato negli anni precedenti;
  • lo sviluppo di un rapporto crescente di integrazione e collaborazione con i servizi del territorio, in particolare il Dipartimento per le dipendenze della ASL e l’Ambito territoriale, ha portato ad avviare co-progettazioni, in parte ormai consolidate, in risposta ai bisogni specifici del territorio. Sulla base di queste considerazioni, si è ritenuto opportuno prevedere l’apertura di una nuova sede, rivolta all’utenza femminile (anche con bambini) e associata alla struttura dell’Accoglienza “Il Mulino”, con una conseguente ridefinizione dell’impostazione organizzativa di questa fase.
    Occorre inoltre rilevare la carenza di soluzioni organizzative indirizzate all’utenza femminile, in particolare relativamente alle prime fasi del progetto terapeutico, che limita notevolmente la gamma degli interventi proponibili.
    Numero di Beneficiari diretti: Fino a 12 -15 utenti.
    Beneficiari indiretti: Famiglia di origine, famiglia propria.
  • Famiglia di origine: esiste una base di nucleo famigliare, tranne in rari casi, nel contesto del quale il figlio/a vive spesso in situazioni di disagio psicologico, nonostante l’apparenza non presenti particolari problematiche. Succede anche che nell’ambito della famiglia si verifichino situazioni di abuso, di violenza, di mancanza totale di amore. Le ragazze raccontano di esperienze di prostituzione, di aborto, di degrado della dignità della persona.
  • Famiglia propria: nonostante l’esperienza negativa vissuta in famiglia o, proprio per uscire da questa, le ragazze appena si trovano a vivere una situazione affettiva, magari legata alla complicità nell’uso di sostanze, iniziano una esperienza di convivenza o anche di matrimonio e mettono al mondo figli, i quali poi si trovano costretti a vivere con i nonni o addirittura in regime di affido.
  • Pertanto lo scopo primario di una struttura per “Donne”, è quello di offrire loro il tempo e il tempo necessario per condividere errori, fallimenti, rabbia, sensi di colpa, dolore ecc… in un contesto di accoglienza, di fiducia e di non giudizio.
    Benefici previsti: Sviluppo del rapporto di integrazione e collaborazione con il territorio; risposta ai bisogni dell’utenza femminile che richiede spesso interventi fortemente personalizzati; recupero delle relazioni familiari in ambito affettivo, sociale.

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