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PROGRAMMA TERAPEUTICO DI DOPPIA DIAGNOSI

Il Centro di Solidarietà “Don Guerrino Rota” e la Azienda U.S.L. Umbria 2 della regione Umbria, già da tempo hanno promosso progetti e servizi innovativi per contrastare le dipendenze, rispondendo, in modo sempre più efficace, alle nuove problematiche che si presentano in una società in continua e veloce evoluzione.
Il progetto Doppia Diagnosi nasce proprio da questa collaborazione e per alcuni problemi correlati alla tossicodipendenza; è una risorsa complessa sia nella gestione, sia nella situazione che utenti e familiari sono chiamati a vivere.
E' di una struttura il cui accesso è legato alla presenza di una doppia diagnosi (una deriva dall'abuso di sostanze, l'altra legata al disagio psichico), è residenziale e si struttura in due moduli: uno comunitario, l'altro di avvio al reinserimento. Ospita un numero massimo di dodici utenti per quanto riguarda la Comunità e sei per la fase di reinserimento.
L’itinerario terapeutico-educativo è suddiviso in tre fasi fondamentali e consecutive (COD o Accoglienza, Comunità Terapeutica, Reinserimento Sociale), all’interno delle quali l'utente potrà concretizzare il proprio processo di maturazione nella prospettiva finale di una positiva autonomia. Una costante delle varie fasi, sarà rappresentata dalle dinamiche organizzative della vita comunitaria:
    - Momenti di lavoro terapeutico (gruppi, colloqui, verifiche);
    - Momenti di aggregazione (attività ricreativa e culturale, palestra, sala musica, pranzo, seminari, riposo…);
    - Tempo dedicato al lavoro manuale (manutenzione, giardinaggio, lavanderia, cucina).
Prima fase: C.O.D. (Centro di osservazione e diagnosi) o Accoglienza residenziale “Il Mulino”
La durata di questo periodo di osservazione può variare da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 120 giorni.
Il tempo di permanenza in tale fase non può essere determinato a priori ma sarà la risultante di più fattori, legati al monitoraggio della terapia farmacologica e delle eventuali patologie organiche associate, ma soprattutto all'osservazione del comportamento a livello relazionale, per poter delineare quello che poi sarà il suo progetto terapeutico.
In questo arco di tempo, la D.ssa Isabelle Felicioni (psichiatra collaboratrice del Centro) e un operatore della Comunità effettueranno dei colloqui settimanali di valutazione, propedeutici all'inserimento in comunità.
Seconda fase: Comunità terapeutica di Comorbilità Psichiatrica
È questo il momento centrale dell’itinerario riabilitativo, in cui l'utente, aiutato dal confronto col gruppo, prenderà maggiore consapevolezza delle proprie problematiche. In questa fase gli vengono assegnati due operatori di riferimento, che lo aiuteranno ad esplorare la propria realtà emotiva, stimolando a prendere contatto con i sentimenti e ad esprimerli.
La durata di questo periodo è variabile, in quanto il lavoro terapeutico ed educativo viene impostato in funzione di una scala di obiettivi specifici, partendo da quelli a breve scadenza, per passare ad altri a media scadenza ed arrivare poi ad obiettivi a lungo termine, che rappresentano i più difficili e gravosi da raggiungere. Tali obiettivi vengono prefissati e concordati anche attraverso la collaborazione con i Servizi di riferimento.
Il lavoro manuale nei vari settori che lo vedono impegnato in alcune ore del giorno è funzionale sia alle esigenze di una struttura autogestita sia al processo di crescita personale; così, anche i ruoli assunti ed i compiti, che variano secondo i tempi di crescita e le possibilità di ciascuno, esprimono il graduale cammino di responsabilizzazione verso sé e gli altri.
Il modo di relazionarsi nel gruppo e sul lavoro costituisce il principale momento di aiuto nella conoscenza di sé e delle risorse personali. Il controllo sociale attivato nel gruppo, suggerito e valutato dall’operatore, aiuta l'utente a:
    - individuare il suo modo di stare in relazione con gli altri;
    - cominciare a conoscere i propri sentimenti, limiti, problemi;
    - riconoscere i modi in cui condiziona o blocca le proprie risorse o energie.
L’espressione dei sentimenti avviene attraverso i gruppi di psicoterapia che hanno una cadenza settimanale, dove l'utente imparerà a percepire le proprie emozioni, non come minacce, ma come parte di sé con cui misurarsi. L’espressione della rabbia, del dolore e della paura, sentimenti legati a situazioni del momento, ma spesso connessi al passato, sono passaggi importanti per la conoscenza di sé e degli altri. Il rifiuto di esprimere tali sentimenti è un importante indicatore di difese e blocchi nella risoluzione del problema.
L'utente in questione effettua un monitoraggio costante delle sue condizioni di salute attraverso controlli clinici di routine, qualora non si evidenzino problemi specifici; in quel caso verrà accompagnato in tutte le cure necessarie. Inoltre, effettuerà un monitoraggio costante della terapia farmacologica, richiesta dal suo disagio psichico, attraverso i consulti con lo psichiatra.
Gli strumenti utilizzati durante tale fase sono:
Colloqui: il percorso educativo si compie anche attraverso i colloqui individuali con gli operatori di riferimento e i colloqui di psicoterapia, che perdurano per tutto il percorso terapeutico.
Piano mensile: strumento di progettazione che compilerà mensilmente rispetto agli impegni e agli obiettivi.
Relazioni: dovrà stilare un pacchetto di relazioni composto da: -relazione personale, familiare, scolastico-lavorativa, tossicodipendenza, affettivo-sessuale. Tali relazioni vengono poi rielaborate e su di esse e sulle difficoltà che emergono, si ipotizzerà un piano di crescita.
Gruppi: parteciperà a gruppi educativi a cadenza settimanale; gruppi settimanali di psicoterapia (si occupano di argomenti relativi alla sfera emozionale: sentimenti, affettività, sessualità, famiglia, vissuti quotidiani nelle relazioni con operatori ed utenti, e patologica sia rispetto alle sostanze che alla diagnosi psichiatrica). Verranno svolti anche gruppi di sostegno con la famiglia, d'origine ed eventualmente propria.
Attività ludico-ricreative (palestra, attività sportive, sala musica, computer, lettura del quotidiano, visione settimanale del film e commento).
Uscite con gli operatori finalizzate alla verifica dei comportamenti ed atteggiamenti che vengono messi in atto in un contesto sociale.
Attività culturali: sono momenti di conoscenza e confronto con varie realtà culturali (discussioni su temi di attualità, visita a luoghi dove si fa cultura). L’obiettivo è di ampliare gli orizzonti percettivi degli utenti, stimolare le loro capacità creative e collaborative, recuperare spazi di interesse che permettano un’espressione ed una comunicazione individuale e di gruppo diverse da quelle vissute.
Terza fase: Reinserimento Sociale
È l’importante, difficile, ma imprescindibile momento della verifica e richiede un grande supporto da parte degli operatori con i quali si instaura gradualmente un rapporto empatico e di fiducia. Si articola in una prima fase ancora residenziale durante la quale l'utente si inserirà nel contesto sociale in modo sempre più autonomo. La finalità del progetto riabilitativo è il raggiungimento dell’autonomia, attraverso un lavoro di consapevolezza e gestione delle proprie problematiche, non solo correlate all’uso di sostanze stupefacenti ma anche alle difficoltà patologiche che lo caratterizzano, in modo da poter garantire una vita sociale sana e attiva.
Il progetto di avvio al reinserimento è residenziale (minimo di tre mesi), viene elaborato attraverso la collaborazione con i Servizi di appartenenza e, in determinati casi, tenendo conto di eventuali impedimenti di legge. Esso ha lo scopo di raggiungere obiettivi formativi e/o lavorativi e una autonomia socio-relazionale più ampia.
Nel caso in cui non dovessero sussistere i requisiti necessari per sostenere autonomamente la fase del successivo Reinserimento sociale vero e proprio, il Servizio inviante si farà carico di individuare una struttura intermedia (centri diurni, case famiglia ecc.) per proseguire il suo percorso, e/o di curare il suo rientro in famiglia.
Durante la fase di Avvio al reinserimento, il percorso dell'utente si articolerà all’interno di alcune regole precise e fisse il cui rispetto, oltre ad avere una funzione di tutela, che si esplica attraverso la continuità della dimensione contenitiva, rappresenta la conditio sine qua non per la prosecuzione del programma stesso. Nello specifico:
    1. I lavori e/o i corsi formativi dovranno essere diurni. I ristoranti e i bar dovranno rimanere esclusi dalle possibilità di scelta.
    2. Nel caso in cui gli ospiti abbiano dichiarato il proprio domicilio presso la Comunità sarà premura dell’operatore contattare il datore di lavoro per accordi sulle modalità di pagamento, nel caso contrario il controllo verrà effettuato sulla busta paga;
    3. Dalla seconda mensilità lo stipendio verrà convogliato su un libretto postale di proprietà dell’utente, che però verrà lasciato in deposito nella cassaforte della struttura.
    4. Tutte le spese dovranno essere documentate tramite scontrini. Nel caso di mancata esibizione degli stessi, al ritorno da ogni uscita e, naturalmente, più in generale per il settimanale, è prevista una penale: la volta successiva non verranno dati i soldi pattuiti.
    5. Le uscite dovranno essere tutte diurne (il rientro è previsto per l’ora di cena), strutturate e concordate con gli operatori di riferimento. Per quanto concerne il primo mese sarà possibile effettuarne, da soli, una a settimana della durata di tre ore ognuna, escluso il trasporto. Per il secondo mese, se le precedenti uscite saranno risultate, negli appositi colloqui di verifica, proficue, sarà possibile effettuarne due della stessa durata.
    6. Per tutta la durata della suddetta fase intermedia (tre mesi) sarà possibile trascorrere, se la situazione si presenta adeguata e funzionale al miglioramento della qualità del percorso dell’utente, presso le famiglie di appartenenza, un fine settimana al mese. Naturalmente tutto ciò sarà possibile solo se vi è stata una prima visita effettuata in compagnia di un operatore o di un familiare conosciuto e affidabile.
    7. I cellulari, i portafogli, le chiavi di auto e moto dovranno venire riconsegnati in ufficio al rientro dal lavoro.
Gli strumenti utilizzati durante tale fase sono:
    - Colloqui: di sostegno e approfondimento delle difficoltà che si riscontrano in tale delicata fase, sia con gli operatori che con lo psichiatra.
    - Gruppi di preparazione al reinserimento: tenuti da un operatore della struttura, tratta argomenti relativi all’assunzione di responsabilità, al concetto di auto-aiuto, alle difficoltà correlate alla fase del reinserimento e alla socializzazione esterna.
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